La libertà di sbagliare giusto…

Ancora una perla di arroganza da parte di sviluppatori fissati con l’idea che il concetto di user-friendly si deve tradurre nel concetto che tu, per principio, sei un completo idiota, incapace di fare una configurazione da solo, e che devono essere loro a sistemare tutto per te.

Stavolta il problema l’ho avuto con il nuovo “wizard” per la creazione di nuovi account di posta elettronica di cui hanno dotato Thunderbird, il quale, seguendo lo stile in voga, cerca di fare tutto lui. Sono sicuro che nella maggioranza dei casi questo va benissimo, ma capita talvolta di dover usare delle configurazioni che risultano essere al di là delle capacità divinatorie del suddetto “wizard” per cui occorre avere una alternativa.

Qualcuno per fortuna si deve essere ricordato che una delle caratteristiche costitutive di qualunque sistema di configurazione automatica è quella di trovarsi di fronte a casi in cui la sudetta fallisce misamente, per cui il suddeddo “wizard” è stato saggiamente dotato di un pulsante “configurazione manuale” che dovrebbe in teoria consentirvi di mettere quel che vi pare.

Ed in effetti vi fa mettere quello che vi pare, se non fosse che pare ovviamente inconcepibile allo sviluppatore medio avere un utente che non è un idiota e che sa esattamente quali sono le impostazioni che funzioneranno, anche quando il suo beneamato “wizard” (nel caso un po’ più idiota dell’utente) non riesce a riconoscerle.

Il risultato di detta assunzione è che qualunque impostazione facciate l’ormai stracitato wizard si arroga comunque il diritto di “riesaminare”  il tutto prima di consentirvi di dichiarare di aver “fatto“. In grassetto in nomi dei relativi pulsanti, il secondo dei quali resta grigio ed inutilizzabile fintanto che non avete passato il “riesame”.

Ovviamente dato che il riesame viene fatto dallo stesso programma che ha già fallito, risulta abbastanza comune che questo continui a fallire miseramente, vanificando così del tutto l’idea della “configurazione manuale” che avevate avuto l’ardire di scegliere. Sarò strano ad avere certe idee ma mi pare naturale che se voglio fare una configurazione manuale non voglio usare il wizard, per quanto inconcepibile questo possa apparire allo sviluppatore medio di interfacce grafiche…

Ma pensare che un utente possa sapere come funzionano le cose è ovviamente impossibile per cui la cosa va verificata, ed alla fine si resta nell’impossibilità di proseguire nella configurazione manuale a meno di non trovarne una, anche completamente sballata, che però passi il famoso “riesame”. Solo allora si potrà finalmente avere un account in cui mettere a mano i dati giusti con l’interfaccia di gestione ordinaria.

Sulla idiozia di questa misura di prevenzione contro gli idioti potrei spendere parole assai pesanti (visto il tempo che mi ha fatto perdere). Ho trovato pure suggerimenti del tipo farsi un account esterno che venga riconosciuto ad uso del wizard…

Per evitare che altri debbano ritrovarsi nella stessa condizione (e che gli accidenti inviati ai geniali sviluppatori, a forsa di accumularsi, finiscano per avere davvero effetto) riporto quella che è risultata la misura più semplice per aggirare il problema: mettere preventivamente offline Thunderbird.

In questo caso il nostro “mago” si vede privato della sua magia e costretto a dare forfait, così una volta messo un indirizzo di posta nella prima schermata si può selezionare il pulsante “configurazione avanzata” che crea la voce nell’interfaccia di gestione degli account come veniva fatto una volta, senza essere forzati al passaggio, con tanto di esame finale, dal “wizard” ignorante.

Segnalibro
articoli

Aggiornare Drupal, preparatevi un calmante…

Drupal sarà un ottimo CMS con grandissime capacità, testimoniate dalla sua adozione anche da enti prestigiosi come la Casa Bianca, purtroppo però non mi pare che gli sviluppatori abbiano dedicato altrettanta cura alla modalità con cui eseguire un’operazione forse scarsamente interessante sul piano delle funzionalità ma ad occhio abbastanza fondamentale per il suo utilizzo come quella dell’aggiornamento.

Quelle che seguono sono le note per eseguire l’aggiornamento (si fa riferimento alla versione 6, non ho idea se con la 7 le cose sono cambiate) accompagnate da alcuni suggerimenti per mitigare lo stress relativo ad una operazione che rischia di avere impatti seri sull’aumento del momento di inerzia delle proprie appendici inferiori.

  1. Collegarsi al sito come admin (utente 1).
  2. Collegarsi in SSH al proprio server e piazzarsi in una directory temporanea dove scaricare le cose e copiare i dati.
  3. Eseguire un dump del DB con:
    mysqldump -u root databasenme > databasename-dump.sql
  4. Per maggiore prudenza copiare tutti i dati del sito, con qualcosa del tipo:
    cp -a /var/www/sitodrupal sitodrupal_old
  5. Dall’interfaccia web cui ci è collegati come utente amministrativo mettere il sito in manutenzione e cambiare tema a bluemarine (o altro tema standard).
  6. Fare una serie di screenshot della pagina dei moduli (http://www.sitodrupal.it/admin/build/modules) per salvarsi quelli sono attivi. Come misura antistress si inizi al contempo a stramaledire il genio che progettato questa interfaccia di gestione che non ha altro modo di salvarsi lo stato corrente dei moduli attivi che non sia quello di segnarsi a mano cosa è attivato (l’ultima volta mi ci sono voluti 9 screenshot).
  7. Iniziare a disabilitare i moduli aggiuntivi per cui è possibile farlo subito, dato che alcuni non possono essere disabilitati perché altri (che comunque dovranno essere disabilitati) dipendono da loro.  Il genio di cui sopra non ha pensato ad un “disabilita tutto” o “disabilita anche le dipendenze”, per cui non bisogna dimenticarsi di manifestargli il proprio apprezzamento con un’ulteriore serie di accidenti.
  8. Salvare le impostazioni e ripetere il passo precedente ridisabilitando ad ogni giro quelli che diventano disponibili per la disabilitazione (mi ci sono volute 4 iterazioni l’ultima volta). Ricordarsi di ripetere per buon conto accidenti e maledizioni ad ogni giro, preferibilmente in progressione esponenziale.
  9. Scaricare sul server la nuova versione di Drupal che si intende installare, con qualcosa del tipo:
    wget http://ftp.drupal.org/files/projects/drupal-XX.tar.gz
  10. Adesso in teoria si dovrebbe scompattare la nuova versione in una directory, e ricopiare dalla directory originale del sito i contenuti mancanti (le directory sites, files, ed i vari file più la selva dei moduli che sono stati installati in più), se però vi sentite avventurosi, o molto più probabilmente se i passi precedenti vi hanno già fatto salire il livello di bile oltre la stratosfera e vorreste evitare di perdere ulteriore tempo per una operazione che a questo punto si sarà già protratta eccessivamente, potete sempre scompattare direttamente la nuova versione di Drupal sopra la vecchia con:
    tar -xzf drupal-XX.tar.gz --strip-components=1 -C /var/www/sitodrupal/

    mandando a quel paese oltre al genio precedente anche quanto sta scritto in UPGRADE.txt.

  11. A questo punto si dovrà eseguire l’aggiornamento via interfaccia web andando sulla URL http://www.sito.it/update.php. Se non funziona, visto l’ambaradan cui siete stati costretti (ed il notevole tempo perso inutilmente), si consiglia di munirsi di motosega e cercare qualche sviluppatore di Drupal su cui sfogarsi… Per quanto mi riguarda finora è sempre andata bene (agli sviluppatori di Drupal).
  12. Finito l’aggiornamento si dovrà iniziare a riabilitare i moduli che erano attivi (da ritrovare grazie agli screenshot che si erano fatti al passo 6), ripetendo ad ogni buon conto l’aggiornamento anche dopo la riabilitazione, e ovviamente anche l’invio delle opportune maledizioni a chi vi ha costretto a questa assurda procedura.
  13. Come ultimo passo si potrà reimpostare il tema originale e rimettere il sito on-line.

C’è ancora qualcuno che si stupisce che WordPress ha più successo?

documentazione ,

Povera informatica…

… se chi la insegna viene selezionato in base alle domande del concorsone del ministero. Ma soprattutto c’è da vergognarsi che al ministero facciano un concorso con delle domande simili, come giustamente fa notare Renzo Davoli qui:

http://www.bononia.it/~renzo/vergogna.html

news

Ancora su Gnome3

Ritorno sull’argomento dopo un po’ di tempo, visto che ci sono stati alcuni miglioramenti. In particolare con l’avvento di Gnome 3.2 alcune delle peggiori stupidaggini inserite nell’interfaccia standard, che prima potevi solo subire, si possono correggere grazie all’uso delle estensioni.

Tralascio le considerazioni sul distorto concetto di semplicità d’uso che deve avere chi ti costringe ad andare a cercare su un sito pieno di “estensioni” una applicazione aggiuntiva solo per cambiare la posizione dell’orologio sul pannello. E quelle sul fatto che per tenerle aggiornate devi usare la pratica procedura di disinstallarle e reinstallarle da capo…

O la semplicità nel trovare fra le decine di estensioni (che diventeranno probabilmente centinaia) che non hanno nessun tipo di categorizzazione (l’ordine alfabetico o di popolarità non è che siano molto utile quando cerchi qualcosa di specifico) quella che di serve, per poi magari doversi trovare anche a scegliere quale sia quella “giusta” fra le due o tre attuali che ripristinano un funzionamento sensato di Alt-Tab.

Detto questo una volta ripristinato il funzionamento di Alt-Tab, e reinserite sul pannello le icone delle applicazioni che servono di più, gli effetti peggiori di Gnome 3 si possono considerare curati. Restano comunque una serie di “noisità” minori, per le quali probabilmente non sono stato capace di trovare l’estensione giusta…

La prima è la antipaticissima tendenza a volerti massimizzare la finestra tutte le volte che ti capita di incocciare sul pannello mentre la sposti. Io uso uno schermo grande perché ci posso vedere in contemporanea diversi terminali, mi girano francamente le scatole quando tutte le volte che ne sposto uno verso l’alto finisco per trovarmelo massimizzato.

La seconda è la geniale idea per cui i workspace adesso si visualizzano in verticale per cui ci si sposta su di essi con Ctrl-Alt freccia su e giù. Peccato che da anni uno si sia abituato da anni ad usare le frecce laterali, e gli tocchi cambiare solo perché qualcuno ha deciso che era più carino mettere i workspace in verticale e pertanto anche le frecce dovevano avere lo stesso senso.

Fortunatamente per tutto ciò esiste una cura: con Gnome 3.2 l’interfaccia “legacy” sembra funzionare abbastanza decentamente riprendendo il comportamento di Gnome2, a differenza di quanto accadeva con il 3.0 in cui era assolutamente inusabile. Per cui alla fine ci si può dimenticare delle estensioni e delle idiosincrasie della gnome-shell, ed ottenere, al costo di perdersi gli effetti grafici (e tenersi l’orologio nel mezzo), un desktop utilizzabile.

articoli ,

Ma le URL …

Mi ritrovo ancora una volta a lottare con le conseguenze del preconcetto “idiotistico” che pare permeare gli sviluppatori di programmi ad interfaccia grafica. Il preconcetto cioè per cui l’utente è un idiota, e quindi nei programmi bisogna evitare di mostrare qualunque cosa che abbia un minimo di apparenza tecnica perché l’idiota in questione si spaventerebbe.

Il problema, in questo caso di Firefox, ma si ritrova pari pari anche su Chrome (da cui tra l’altro credo origini la cosa) è stata la decisione di far sparire un pezzo di URL (quella che indica il protocollo) nella barra che indica il sito.

Lo scopo pare essere quello di non confondere l’utente con la presenza del criptico “http://” … Peccato che così facendo quello che prima si faceva in un istante, inserire una “s” per andare su SSL, adesso tocca farlo con una sequenza di C-a, C-c, C-v per far riapparire nella barra stessa la versione completa della URL completa su cui si può cambiare protocollo.

Certo non è cosa che un utente “normale” faccia molto spesso, ma per quanto ho visto io l’utente “normale” target della misura (ad esempio mia madre), quello che sarebbe confuso dall’”http://” , già trova difficoltà a capire dove si deve cliccare per passare da un sito ad un altro, ed ha difficoltà anche a capire che si può usare la ruzzolina del mouse per vedere il resto della pagina.

Chi è sufficientemente addentro all’uso del programma da usare la barra per metterci un indirizzo non mi è mai parso in difficoltà nello scriverci direttamente il nome di un sito (cosa che a mia madre è risultata alla fine più facile da capire dell’uso della rotella del mouse), ed ottenere il risultato ottenuto, visto che la cosa che funziona comunque anche senza la parte iniziale di della URL.

Risultato finale: chi invece sulla URL ci sa operare, e la usa per verificare cosa succede con i diversi protocolli, deve perdere una quantità di tempo inutile in più. Per cui per un presunto beneficio ai supposti idioti si finisce per rompere le scatole a chi “idiota” non è e vorrebbe continuare ad usare il browser come ha sempre fatto da quasi 20 anni (ho iniziato con Mosaic, se qualcuno ancora se lo ricorda…).

Fortunatamente su Firefox la cosa si può risolvere con un cambio di configurazione, basta usare il classico about:config, promettere di stare attenti, e modificare a “false” la voce

browser.urlbar.trimURLs

Per Chrome non ho trovato come si fa (e mi viene il sospetto che non si possa proprio). Il che alla fine mi spinge a pensare che gli idioti, quelli veri, stiano da un’altra parte.

articoli , ,

Solidarietà nella protesta contro una legge ingiusta

Oggi questo blog si vuole unire alla grande mobilitazione contro una proposta di legge americana estremamente pericolosa.

Per maggiori informazioni al riguardo alcuni riferimenti:

Uncategorized

Pubblicata nuova versione testo LDAP

Grazie alla collaborazione con LICI (Linux Certification Institute) è stato possibile pubblicare una prima versione “professionale” del testo su LDAP, che per l’occasione ha visto una revisione generale. Con l’occasione si è passati dall’A4 ad un formato da “libro” leggermente più piccolo (Crown Quarto), ma più adatto all’inserimento in una libreria.

Il testo resta ancora abbastanza ridotto rispetto all’ampiezza dell’argomento, ma può costituire una buona introduzione. Si può acquistare sul sito di LICI, a questo indirizzo:

http://www.lici.it/it/libri-e-manuali-lpi-linux/39-integrazione-sistemistica-con-ldap.html

ma al solito lo si può compilare dai sorgenti e su labs.truelite.it è disponibile una versione PDF gratuita.

 

news , ,

Qualche considerazione su KDE4

Stufo di perdere troppo tempo a causa delle ingegnose trovate degli sviluppatori di Gnome3, ho deciso, dopo parecchi anni, di tornare a KDE e provare KDE4.

Devo dire che la prima impressione, quella estetica, è stata tutt’altro che positiva. La grafica è veramente brutta, con icone con i colori più vari mescolati  in maniera poco uniforme ed assolutamente disarmonica, con finestre dai bordi eccessivi e decorazioni esagerate, colori dei menù con abbinamenti improbabili e con le deprecabili iconcine microscopiche che non aggiungono nulla a parte la confusione cromatica.

Insomma per farla breve rispetto alla grafica semplice e pulita cui ero abituato con Gnome il solo aggettivo che mi viene in mente è “pacchiano”, e pacchiano ed in maniera convinta ed insistita, cosa che non mi rende troppo ottimista per il futuro.

Così mi è toccato perdere un sacco di tempo a cercare una impostazione dei colori decente, un tema delle finestre senza bordi spessi e decorazioni pacchiane, e che mi facesse capire quale era quella selezionata senza dover mettere gli occhiali per vedere le lievi differenze di ombreggiatura.

Ho pure provato ad usare diversi temi di icone, e alla fine ho dovuto rinunciare ad usare quello di Gnome, che ha dei colori più sani, perché alla ne mancavano troppe e l’effetto sui menu era ancora più deleterio.

Detto tutto il male meritato riguardo alla grafica, devo riconoscere che sul resto invece non mi posso lamentare poi più di tanto. Anzi direi che le cose funzionano come uno si aspetta che funzionino, e che quando un default non piace lo si può cambiare.

E questo senza doversi scaricare ed installare una estensione, senza cercare valori da scrivere nelle chiavi di configurazione con l’apposito editor, ma usando invece, scelta ovviamente insensata e retrograda, un programma che si chiama “System Setting“.

E poi Alt-Tab fa quel che deve fare, ciclando fra le finestre, e si può anche scegliere se farlo all’interno di quelle presenti sul singolo desktop o su tutte (per chi fosse interessato da Window behavior -> Task Switcher).

E il pannello c’è (in basso anziché in alto, non che cambi molto e comunque si può spostare), e ci si possono trascinare dal menu le applicazioni che si vogliono da lanciare con un singolo clic. E ti lancia un’altra istanza, non ti riporta su quelle che hai già lanciato.

E alla lista della applicazioni si accede da un noiosissimo menu sliding che però è sul suddetto pannello e non necessita di una qualche azione speciale come spostarsi in un angolo del desktop per comparire, e che soprattutto può essere riportato ad essere un menu normale con i sottomenu a lato cliccandoci sopra col pulsante destro e selezionando Switch to Classic Menu Style.

E l’effetto exposé si ottiene sempre andando sull’angolo in alto a sinistra, ma restandoci una sensibile frazione di secondo, non tutte le volte che ci passi per sbaglio perché sposti il mouse troppo alla svelta da quelle parti e ti ritrovi a dover vedere dove è finita la finestra che cercavi.

E i bottoni sulla finestra ci sono tutti, anche troppi forse, ma comunque se non ti interessano li puoi controllare e togliere con il solito “System Setting” da Workspace Appearance -> Window Decoration (pulsante Configure Buttons).

E la lista delle applicazioni attive sta sul pannello, come accadeva con Gnome2, sul quale c’è pure l’orologio, che si configura cliccandoci col pulsante destro e che, come ogni altro oggetto che si mette sul pannello, si può spostare dal configuratore dello stesso (che si attiva cliccando sulla sua estrema destra).

Non vorrei, dopo questo elenco di cose che semplicemente funzionano, dare l’impressione di essere entusiasta di KDE4, perché non lo sono affatto, e ci sono un sacco di cose, oltre la grafica, che non mi piacciono per nulla.

Ad esempio la configurabilità è positiva, ma la pletora di opzioni presentate spesso è eccessiva. Certo preferisco così che non avere nulla, ma mettere in secondo piano (dietro una qualche attivazione di modalità avanzata) i dettagli più noiosi e meno comuni renderebbe senz’altro più fruibile il tutto. E il configuratore del pannello è veramente cerebrotico se ci vuoi agganciare una applet (che credo si chiami in altro modo).

Inoltre anche l’organizzazione delle opzioni di configurazione talvolta è come minimo “originale”, come il fatto che per eliminare quell’orribile, stupido ed intollerabile cursore saltellante che appare tutte le volte che lanci un’applicazione si deve andare su Application and System Notification -> Launch Feedback e mettere No busy cursor nella apposita casella. Non proprio facile da trovare, per levare di mezzo un effetto assolutamente inutile…

Però anche se è brutto, e ha dei default come minimo discutibili (come l’orrendo cursore saltellante o le icone dei menu), questi si possono correggere e alla fine KDE4 resta un Desktop utilizzabile proficuamente anche se non vi interessa nulla (e come me neanche prendete in considerazione) tutte le novità relative alle “activities” e relative innovazioni sulle modalità di gestione del Desktop, che non vi vengono imposte a forza come è avvenuto con Gnome3.

Detto questo riconosco che questo è vero adesso, che si è arrivati alla versione 4.5, e che quando uscì la versione 4.0 la situazione era ben diversa, e che molto allora ripetevano quella che resta la principale accusa fatta ora a Gnome3, cioè imporre agli utenti le novità volute dagli sviluppatori. Il tempo ha portato a correggere le cose che gli utenti non apprezzavano e probabilmente avverrà altrettanto per Gnome3.

Il fatto però non costituisce affatto una attenuante allo stato attuale delle cose, anzi casomai l’esatto opposto visto che i pessimi esiti di quella transizione erano ampiamente noti, e quindi tranquillamente evitabili. Il che fa arrabbiare ancora di più per gli inutili disagi imposti agli utenti da sviluppatori un po’ troppo supponenti nel forzare le proprie idee sugli altri.

articoli ,

Gnome 3 e il senso della barra…

Una volta (ma ancora, se usate qualcos’altro) esisteva il concetto di avere un meccanismo per l’avvio rapido delle applicazioni più usate. Con Gnome (2) questo avveniva trascinando l’icona delle stesse sul pannello, ed in questo modo le applicazioni volute erano lì, a portata di click e sempre in prima vista.

Ma come già ampiamente sottolineato con Gnome 3 il pannello non è più a vostra disposizione, e quel che ci va viene deciso dagli sviluppatori che ovviamente sanno meglio di voi come dovete usare  il vostro desktop. Quindi niente icone e per il lancio veloce (si fa per dire) delle applicazioni viene fornita una apposita barra laterale.

Peccato però che detta barra compaia solo spostando il mouse in alto a sinistra (o premendo il tasto cmd o chi per lui a seconda della tastiera), e già qui abbiamo passato il numero di passi che ci voleva prima per fare la stessa cosa. Il criterio di usabilità per cui questo sarebbe migliore per i nuovi utenti, se c’è, comunque mi sfugge, e se non è per migliorare l’usabilità, allora perché?

L’ho fatto provare a mia madre ho ottenuto due effetti: prima “non trovo il menu, dove clicco adesso?” (e non c’è niente su cui cliccare) e poi lo spavento “oddio che ho fatto” quando ha spostato il mouse per sbaglio in altro a sinistra e si è trovata il desktop sconvolto per il preview delle finestre.

Ma anche se siete un pelino più esperti di mia madre, che consulta il foglietto con gli appunti anche solo per lanciare firefox, eseguire una applicazione diventa tutt’altro che rapido visto che vi tocca come minimo spostare il mouse qua e là o incrociare mouse e tastiera  prima di poter cliccare su un’icona.

Se poi avete la sventura di voler lanciare non un’applicazione, ma un’altra istanza di una che avete già lanciato, non avete finito. Per una qualche geniale trovata, che ha fatto incavolare anche qualcuno di molto più famoso di me, quando premete su una applicazione della barra che avete messo fra i preferiti, vi riporta sulla sue finestre aperte. Per cui per lanciare un’altra istanza di un terminale vi tocca usare il pulsante destro fara apparire il menu e scegliere “nuova finestra”…

Il risultato è così quello di far fare alla barra concorrenza all’effetto di preview e selezione delle finestre attive, e viene fracamente da chiedersi che senso abbia questa benedetta barra, visto che di metodi per tornare su una applicazione che ho già lanciato ce n’è un bel po’ e che quello che sarebbe naturale fargli fare non lo fa…

Ma a quanto pare il paradigma della “semplificazione” via moltiplicazione delle azioni da compiere per ottenere un risultato che prima era immediato, anche se non dichiarato, sembra essere diventato uno dei fari guida dello sviluppo del nuovo Gnome3.

articoli , ,

Gnome 3: menu or not menu?

Nel loro sforzo di liberare quello che una volta era il pannello da ogni occupazione abusiva, e lasciare in cima al vostro schermo una bella striscia di utili pixel vuoti, o comunque il meno abitati possibile, gli sviluppatori di Gnome han deciso che dalla versione 3 il tradizionale menu a tendina delle applicazioni doveva essere rimosso. Salvo poi accorgersi che qualche modo per lanciare una applicazione di cui uno non si ricorda il nome ci dovesse pur essere.

Per cui adesso, se volete fare l’operazione, invece che avere un menu a tendina facilmente accessibile, vi tocca spostare il pulsante del mouse in alto sinistra per far apparire la finestra delle attività, cliccare sul desktop sulla scritta applicazioni (e quindi rispostare il mouse), andando a destra dalla parte opposta dove compare la lista di quelli che erano gli argomenti del vecchio menu, ricliccare per selezionare la categoria e poi scegliere l’applicazione dalla visualizzazione delle icone presentate al centro dello schermo cliccando un’altra volta.

Quello che prima prevedeva un click ed una rapida discesa nel menu a tendina con spostamenti ridotti del mouse, si è tramutato in una serie di click e spostamenti a zig zag da una parte all’altra dello schermo. Mi chiedo quale geniale esperto di ergonomia gli abbia suggerito questo fantastico sistema…

articoli , ,